Verso la valle del Ferro

Il mio Stelvio (parte terza: sul confine svizzero)

Segue la terza parte del diario di Roberto Greco su una lunga escursione in e-bike tra le montagne della Perla di Valdidentro e il passo dello Stelvio (qui la prima parte, qui la seconda). In questa puntata, il nostro inviato a due ruote esplora vette e antiche mulattiere che circondano la Valle di Fraele, a ridosso del confine svizzero.

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La seconda giornata si apre all’insegna del bel tempo. La vista dalle camere dell’Hotel Bagni Nuovi si apre a 360° verso la conca di Bormio, la cima Piazzi e, più in lontananza, la lingua montuosa svizzera che incuneandosi nel confine italiano arriva a ridosso delle splendida cittadina di Tirano.

La ridente località di Valdidentro ha puntato molto sulla mobilità dolce e da anni è diventata una Perla delle Alpi, propugnando un modello di sviluppo turistico imperniato sull’impiego di tecnologie a basso impatto ambientale nel campo dei trasporti. Il neo sindaco crede molto in questo obiettivo. Mi mostra due vecchissime foto che illustrano la decouville costruita per portare i materiali di costruzione della diga dal fondo valle alla località Cancano e un fantastico elettrobus Fiat che portava turisti e lavoratori da Valdidentro sino alle torri di Fraele, con un ardimento tecnico dell’infrastruttura che ancora oggi lascia ammirati.

È ora di salire sulle bici per lanciarci in un vero e proprio caleidoscopio di colori e sensazioni. La giornata, ideale per un’escursione, si concluderà dopo oltre 50 km di percorso e un discreto dislivello. La prima parte è veramente piacevole oltreché facile, e ci conduce attorno ai due laghi di Cancano passando davanti alla chiesetta dove si sta svolgendo una bella funzione in ricordo degli alpini. Da lì ci allontaniamo in direzione del confine svizzero e del settore livignasco.

La giornata è calda, l’aria piacevolissima, sarà un perfect day ride e ci guardiamo l’un l’altro, io e i miei compagni pedalatori, con un sorriso stampato sulla faccia. Tra verdi prati eruscelli argentini giungiamo in breve alla radura del Grasso di Pra Grata, massiccio montuoso che sovrasta l’area delle ferriere. Questo è un luogo magico, in passato popolato, si dice, da streghe che qui celebravano i loro sabba, ma che oggi, molto più prosaicamente, rimane muto testimone delle enormi fatiche dei lavoratori che in questa zona estraevano dalle viscere della montagna il minerale ferroso da cui poi si estraeva il ferro, con successive manipolazioni. Rimangono i poveri resti di qualche baracca, i grandi accumuli di materiale di scarto dell’estrazione del ferro e i forni di cottura, oltreché numerosi toponimi (Cassa del ferro, Punta del ferro ecc.). Sul lato della cima del Serraglio, massiccio montuoso condiviso con la Svizzera, una mulattiera sale ardita attraversando subito il confine e perdendosi alla vista; è la strada dei contrabbandieri, solcata sin dai tempi più remoti quando sale e spezie erano beni di enorme valore, soprattutto per i popoli di montagna afflitti da una carenza cronica di iodio. Oggi la mulattiera è allegramente utilizzata da variopinti bikers transfrontalieri, che in una stessa giornata attraversano questi confini di carta più volte, senza riflettere sull’importanza che questo gesto ha rivestito in passato.

Valle di Fraele
La valle di Fraele e l’omonimo passo.

In facile progressione ritorniamo da un’altra strada che ci porta a circumnavigare il lato sud dei laghi per giungere alle torri di Fraele, dove una competente guida ci spiega con dovizia di particolari l’esistenza di una fitta rete di avamposti militari strutturati per consentire la vigilanza sui villaggi e sugli attacchi perpetrati da popoli ostili presenti oltre le montagne. Un ingegnoso sistema di scale lignee consentiva, infatti, di giungere sino alle torri, ma nel caso di attacco dal fondovalle i guardiani, essendo il passaggio obbligato nella strettissima gola, davano fuoco alle scale bloccando gli aggressori. Le torri hanno ancora l’impianto originario e svettano su tutta la valle, fornendo un sicuro punto di riferimento agli escursionisti.

La marcia riprende e, in discreta salita, si giunge in val Vezzola e da lì al passo del Foscagno, dove veniamo accolti in Malga Trela con un tripudio di cibi della tradizione di produzione esclusivamente locale, anzi realizzati proprio dai proprietari della malga. Al banchetto non mancano latte fresco e ricotte, che sicuramente non possiamo tralasciare, pur sapendo che tra breve la strada si farà più impegnativa e “guidata”, per cui non si può indugiare con il vinello locale!

Il monte Trela domina a nord l’itinerario e mi ricorda il punto denominato Bocchette di Trela che costituisce uno dei punti più duri del percorso della Alta Valtellina Bike Marathon, quando il nostro sguardo viene attirato dal passaggio maestoso dello spazzino dei cieli, il gipeto, dall’apertura alare impressionante, specializzato nella ricerca di carcasse di animali morti.

Un divertente ma impegnativo single track, utilizzato anche in gara, conduce verso la zona del Foscagno e da li in forte discesa verso l’innesto della decouville, il cui tracciato punta dritto ad Arnoga ma che noi, purtroppo, oggi decidiamo di non percorrere sebbene la restante parte, in sola esclusiva discesa ci conduca al fondovalle e al grande spazio pubblico per attività di Valdidentro, vicino all’imponente centrale idroelettrica, che da sola vale la visita per la splendida architettura industriale.

La degna conclusione della giornata avviene in completo relax effettuando uno dei numerosi percorsi benessere offerti dalla struttura termale dell’Hotel Bagni Nuovi, dove tra docce emozionali, calidarium, frigidarium, impacchi di fango e stupendi idromassaggi naturali, in un contesto paesaggistico e architettonico di grande bellezza, circondati da maestose e splendide montagne, abbiamo modo di far riposare il corpo e rigenerare lo spirito, in attesa di una sontuosa cena presso il ristorante dell’albergo.

Pubblicato da Piui

Piui

Musicista, blogger e scrittore, nel tempo libero dirige due aziende.

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