Pane Nero La Magdeleine

Pane Nero: il gusto della storia

Pane Nero: un tassello fondamentale della cultura gastronomica della Valle d’Aosta, ma non solo. I comuni che sorgono sull’arco alpino, come le Perle di Chamois, La Magdeleine e Cogne,  hanno da sempre utilizzato farine povere, segale e sementi per impastare le pagnotte scure. Il pane, una volta cotto, sarebbe bastato per tutto l’anno. Tagliato grazie al coppapàn e mangiato con i formaggi, o ammorbidito nella zuppa, il Pane Nero è la base di piatti semplici, ma deliziosi come “Il Pane di Santo Stefano” o la “Zuppa dell’Asino”. Scopriamo insieme questo pane, talmente importante da avere anche unito più di 50 paesi alpini in una manifestazione che gli viene dedicata: Lo Pan Ner in programma nel weekend  del 13-14 ottobre 2018.

Il Pane Nero delle Perle

Il Pane Nero è un’istituzione della storia gastronomica di Chamois, La Magdeleine e Cogne. Più in generale, lo è di tutti i comuni alpini della Valle d’Aosta. Fino all’inizio del ‘900, le pagnotte venivano cucinate una sola volta l’anno, fatte seccare e conservate fino all’anno successivo. Ogni piatto “povero” della tradizione prevede che ci sia del pane di segale tagliato a pezzetti, inzuppato o semplicemente mangiato con il formaggio. La ricetta classica prevede l’uso della farina di segala e del frumento, coltivati con  fatica sulle pendici della collina e della montagna. Infatti la preparazione del pane impegnava un anno intero di lavoro: dalla coltivazione dei cereali alla macinatura, fino alla cottura delle pagnotte. E proprio il momento della cottura era motivo di festa: ogni paese aveva il proprio forno consortile, che serviva tutte le famiglie per cuocere le forme.

Infornata Pane Nero La Magdeleine

Pane Nero: la ricetta

Il tradizionale Pane Nero di montagna ha una ricetta molto semplice, ma comunque piena di ritualità e di storia. Infatti, si versano otto parti di farina di frumento e due di farina di segale nella madia, 4 parti di acqua, sale e lievito. L’impasto, di colore scuro e dall’odore inconfondibile, andava poi fatto riposare coperto per due ore e mezza. Gli anziani raccontano che, per capire quando era pronto da cuocere, vi si accendeva sopra un fiammifero. Se il fiammifero si spegneva subito, era il momento per dividere le pagnotte, farci una croce sopra con il coltello e portarle al forno.

I Mulini

Chamois e a La Magdeleine, come in tutti i comuni della Valle d’Aosta, i mulini erano estremamente importanti. I cereali coltivati dovevano diventare farina, per essere impastata come pane nero o diventare polenta, o ancora essere mangiata scaldata con il latte. Così, nelle frazioni de La Magdeleine Brengon, Clou e Messelod per esempio lavoravano a pieno ritmo otto mulini, alimentati dallo stesso fiume e dalle stesse vasche e ru. Negli ultimi anni, grazie a operazioni di restauro, sette degli otto mulini storici sono stati portati all’antico splendore. Tre di questi sono funzionanti e in grado di macinare i cereali come si faceva all’epoca.

Mulini de La Magdeleine

I Forni

In antichità, ogni comune montano doveva essere autonomo, perché gli spostamenti erano complessi. Allora le comunità dei paesi alpini, tra le quali le perle di Chamois, Cogne e La Magdeleine, si erano attrezzate con forni pubblici. Oggi, grazie a un’opera di restauro, gli antichi forni sono stati quasi tutti recuperati, e possiamo ammirare le strutture che in alcuni casi risalgono addirittura al XVII secolo. Il “For de Tchappè” di Cogne, per esempio, è datato 1679. Grazie a delle iscrizioni sulla struttura, si è scoperto che il forno è stato rifatto nel 1778, per poi essere restaurato negli ultimi anni. Diversa la situazione de La Magdeleine, dal momento che ogni frazione aveva il proprio forno. Documenti ne attestano la presenza già agli inizi del 1638. Anche per quanto riguarda Chamois i forni ritrovati sono stati 3: nelle frazioni di Suisse, Corgnolaz e La Ville. Il forno di Corgnolaz reca la data del 1829, ma documenti svelano la presenza di altri forni a partire dal XVIII secolo. Il forno oggi è perfettamente funzionante, grazie a un’opera di restauro avvenuta nei primi anni ’90.

Forno di Chamois

 

Pubblicato da Gian Paolo

Gian Paolo

GianPaolo è giornalista pubblicista e specialista di comunicazione digitale. Ama viaggiare, fare lunghe passeggiate in montagna e suonare. Quando non è chiuso in sala prove o in redazione, adora passare il tempo libero con sua moglie e la sua cagnolina.

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